Esplorare sé stessi attraverso gli stati non ordinari di coscienza

Esplorare sé stessi attraverso gli stati non ordinari di coscienza

Gli “stati non ordinari di coscienza”, o NOCS, sono quei momenti in cui la nostra percezione della realtà cambia, ci sentiamo diversi da come siamo normalmente e ci apriamo a esperienze che normalmente ci sfuggono. Il tema fu esplorato anche nel film di Ken Russell del 1984, “Altered States”, ma oggi sappiamo che questi stati non sono solo cinematografici: possono diventare strumenti potenti per esplorare noi stessi e persino per affrontare la depressione.

Quando entriamo in un NOCS, il nostro senso dell’io cambia insieme al nostro modo di percepire la realtà. Diventiamo “altro” per un po’, e questa alterazione può avvenire attraverso sostanze psicotrope, tecniche di respirazione, meditazione o deprivazione sensoriale. La coscienza non è un interruttore acceso/spento: è uno spettro con infinite sfumature, e i NOCS ci permettono di esplorare queste sfumature, sia attraverso iper-stimolazioni intense, come alcune tecniche di breathwork, sia attraverso ipo-stimolazioni, come il floating…

Matrix Reinprinting

Matrix Reinprinting

I nostri pensieri potrebbero essere abbastanza potenti da cambiare la nostra realtà.

Nella fisica quantistica, c'è un concetto affascinante che offusca il confine tra scienza e percezione. Si basa sull'idea che i tuoi pensieri e le tue convinzioni non solo influenzano i tuoi sentimenti, potrebbero effettivamente modellare la versione della realtà che sperimenti.

Questa teoria attinge dall'effetto osservatore, che mostra che semplicemente osservare qualcosa a livello quantistico può cambiare il suo comportamento. Allo stesso modo, la tua attenzione, ciò che scegli di credere, aspettarti e visualizzare, può alterare la "versione" della realtà con cui ti allinei. Pensalo come sintonizzazione su una frequenza diversa. L'energia che emetti attraverso i tuoi pensieri e le tue emozioni potrebbe guidarti verso un percorso parallelo pieno di risultati che corrispondono al tuo modo di essere…

Volitare necesse est, vivere non necesse est...

Volitare necesse est, vivere non necesse est...

Oggi voglio parlarvi di una pratica che, a prima vista, potrebbe sembrare lontana dai contesti accademici e dalle rigorose analisi psicologiche: il floating. Tuttavia, se osservata attraverso una lente spirituale e filosofica, questa pratica ci offre una straordinaria opportunità per esplorare il nostro rapporto con la realtà e con noi stessi.

Il floating è un’esperienza che ci permette di immergerci in un’esistenza priva dei filtri sensoriali attraverso cui siamo abituati a percepire il mondo. In una vasca di deprivazione sensoriale, galleggiamo sospesi in acqua a temperatura corporea, isolati da stimoli visivi, uditivi e tattili. Questo stato elimina, temporaneamente, il filtro dei sensi attraverso cui percepiamo la realtà quotidiana, e su cui abbiano costruito i nostri modelli comportamentali, le credenze, gli archetipi, ma soprattutto ci connette a qualcosa di più grande: una dimensione più profonda e universale.

Per comprendere il significato di questa esperienza, mi piacerebbe partire da una frase che lo storico e fiolosofo greco Plutarco attribuisce a Gneo Pompeo Magno uno dei più grandi generali e politici della tarda Repubblica Romana, vissuto nel primo secolo AC…