La Coscienza
Credits to: Paolo Petracchi e Jason Padget
Al di sotto di tutto ciò che sperimentiamo esiste un livello della realtà che non osserviamo mai direttamente: un campo non locale, uno stato quantistico sovrapposto nel quale tutte le possibili configurazioni dell'universo coesistono simultaneamente. A quel livello nulla è realmente separato. Tutto è correlato e ogni possibilità esiste nello stesso istante.
La realtà che percepiamo emerge quando alcune porzioni di questo campo entrano in entanglement, instaurando correlazioni quantistiche stabili. Ciò che sperimentiamo non è quindi il campo stesso, ma la sua manifestazione. Il campo rimane invisibile; visibile diventa soltanto la sua proiezione.
In fisica, la superficie sulla quale questa proiezione prende forma è chiamata orizzonte degli eventi. Non rappresenta semplicemente un confine, ma il luogo in cui l'informazione diventa osservabile e gli eventi assumono la forma dell'esperienza.
Secondo l'ipotesi proposta in questo libro, il processo che rende possibile questa trasformazione è la radiazione di Hawking. Essa può essere immaginata come uno stilo luminoso a due estremità. Una legge le configurazioni di interferenza presenti nel campo non locale; l'altra le trascrive sull'orizzonte degli eventi trasformandole in una rappresentazione coerente della realtà.
Questo meccanismo si basa sulle coppie di particelle quantistiche che si formano continuamente sull'orizzonte degli eventi. Una particella cade oltre l'orizzonte, l'altra si propaga verso l'esterno. Sebbene separate, le due rimangono entangled. L'entanglement non trasporta informazione: mantiene la correlazione tra ciò che viene letto nel campo non locale e ciò che viene proiettato sull'orizzonte, permettendo alla rappresentazione osservabile di conservare la struttura del campo sottostante.
Ciò che appare sull'orizzonte degli eventi è quindi il riflesso del campo non locale reso osservabile come realtà.
Se questo è il modo in cui l'universo trasforma l'informazione in esperienza, è naturale domandarsi se un processo analogo possa esistere anche nel cervello.
La risposta risiede nei microtubuli…
Ogni microtubulo è costituito da tredici protofilamenti elicoidali formati da dimeri di alfa e beta tubulina. Ogni dimero può assumere differenti configurazioni conformazionali e comportarsi come un qubit biologico. Organizzandosi in reticoli altamente ordinati all'interno dei neuroni, i microtubuli costituiscono una superficie coerente capace di stabilizzare l'informazione proveniente dal campo non locale: essi rappresentano un vero e proprio orizzonte degli eventi biologico.
La radiazione di Hawking mantiene la correlazione tra il campo non locale e questa superficie biologica. I microtubuli ricevono l'informazione, ne ricostruiscono le configurazioni di interferenza, ricavano le geodetiche che ne descrivono la geometria e stabilizzano un ologramma coerente dal quale emerge l'esperienza cosciente.
La fisica descrive il mondo che emerge da questo processo. L'informatica dell'informazione descrive invece il processo che lo genera.
L'informazione costituisce quindi il livello fondamentale della realtà. Geometria, fase, ritmo e correlazioni dell'informazione emergono come spazio e tempo; dallo spazio-tempo emerge la materia; dalla materia la biologia; dalla biologia il cervello; dal cervello la ricostruzione dell'esperienza.
Quell'ologramma non è un'immagine mentale.
È il mondo che vivi.
La vista, l'udito, il tatto, il gusto, l'olfatto, il movimento e la memoria rappresentano differenti modalità con cui la stessa informazione viene ricostruita.
Secondo la biologia tradizionale, i neuroni generano impulsi elettrici, le sinapsi modificano continuamente la propria efficacia e i segnali percorrono il sistema nervoso. Tali fenomeni tuttavia costituiscono soltanto la manifestazione superficiale di un processo più profondo.
Dietro ogni percezione esistono vettori di stato quantistici caratterizzati da fase, frequenza, direzione, probabilità e spin. Quando questi vettori si sovrappongono generano configurazioni di interferenza costruttiva e distruttiva. Le regioni di massima coerenza e quelle di cancellazione definiscono la struttura dell'informazione, mentre l'intensità dell'interferenza determina la distribuzione delle probabilità, secondo lo stesso principio utilizzato dalla meccanica quantistica.
I microtubuli si comportano così contemporaneamente come un'antenna e come un computer biologico. Essi leggono queste configurazioni, ne decodificano l'informazione e ricostruiscono le geodetiche sulle quali prende forma la percezione.
I sensi, quindi, non rilevano un mondo già costruito.
Ricostruiscono una realtà proiettata.
Quando cambia la configurazione dell'informazione stabilizzata nei microtubuli cambia anche la geometria dell'esperienza. Distanza, direzione e movimento emergono perché si aggiorna la proiezione, non perché qualcosa attraversi realmente uno spazio preesistente.
Anche il concetto di viaggio cambia radicalmente…
In fisica teorica un campo di curvatura (warp field) modifica la geometria dello spazio-tempo comprimendo lo spazio davanti all'oggetto ed espandendolo dietro di esso. La destinazione si avvicina senza che l'oggetto debba realmente attraversare la distanza.
Realizzare un simile campo nello spazio richiederebbe quantità enormi di energia.
La biologia, invece, potrebbe ottenere un effetto concettualmente analogo modificando direttamente la configurazione dell'informazione da cui emerge la proiezione. Il reticolo dei microtubuli può essere interpretato come un campo di curvatura biologico: selezionando quali configurazioni quantistiche vengono stabilizzate, seleziona contemporaneamente la realtà che viene esperita.
Il risultato è indistinguibile da un'esperienza fisica, perché nasce dallo stesso processo che genera ogni percezione.
Ripensandoci, anche il paradosso di Fermi assume un significato diverso.
Se una civiltà comprendesse fino in fondo la natura dell'informazione, il viaggio cesserebbe di essere un problema meccanico e diventerebbe un problema informazionale. Non sarebbe più necessario trasportare materia attraverso lo spazio con astronavi. Sarebbe sufficiente modificare la configurazione dell'informazione da cui emerge la realtà esperita.
Non si raggiungerebbe un luogo attraversando la distanza.
Si cambierebbe la proiezione.
L'universo non avrebbe bisogno di essere attraversato, ma ricostruito a partire dal livello informazionale da cui emerge.
La coscienza non coincide quindi semplicemente con l'attività del cervello. Il cervello costituisce il sistema biologico che rende possibile questa ricostruzione, mentre i microtubuli rappresentano l'interfaccia attraverso cui il campo non locale viene trasformato in un'esperienza coerente.
È in questo passaggio che l'informazione diventa realtà osservabile.
È così che la proiezione diventa esperienza.
La coscienza non coincide semplicemente con l'attività del cervello.
Il cervello rappresenta il sistema biologico attraverso cui il campo non locale viene trasformato in un'esperienza coerente. I microtubuli costituiscono l'interfaccia che legge le configurazioni di interferenza, ne ricostruisce le geodetiche e organizza la proiezione tridimensionale che percepiamo come realtà.
Ciò che chiamiamo vista, udito, tatto, gusto, olfatto, movimento e memoria non sono che differenti modalità attraverso cui la stessa informazione viene resa esperibile.
Allora che cos'è, la coscienza?
Non è il cervello.
Non è il pensiero.
Non è l'attività elettrica dei neuroni.
E non è neppure il campo non locale.
La coscienza è il processo attraverso cui l'informazione del campo non locale diventa esperienza.
Il campo contiene tutte le possibili configurazioni della realtà, ma finché rimane nel suo stato fondamentale non esiste alcuna esperienza. Esistono soltanto possibilità.
L'entanglement seleziona una configurazione.
La radiazione di Hawking ne mantiene la correlazione tra il campo e la sua proiezione.
L'orizzonte degli eventi la rende osservabile.
I microtubuli ne ricostruiscono la geometria all'interno del cervello.
Il sistema nervoso la integra in un'unica rappresentazione coerente.
Ed è proprio quell'atto di ricostruzione che chiamiamo esperienza cosciente.
La coscienza, quindi, non è una sostanza, un oggetto o un luogo.
È un processo.
È il passaggio attraverso cui l'informazione diventa fenomeno.
È il momento in cui una configurazione del campo non locale assume la forma di uno spazio, di un tempo, di un corpo e di un osservatore.
Per questo motivo la coscienza non è prodotta dal cervello.
Il cervello è il sistema biologico che rende possibile la ricostruzione locale dell'esperienza, così come uno schermo rende visibile un film senza essere il film stesso.
La realtà che viviamo non è il campo fondamentale, ma la sua proiezione coerente.
E la coscienza è l'esperienza soggettiva di quella proiezione mentre prende forma.
Oltre la Morte
Che cosa rimane di una vita quando il cervello cessa di funzionare?
Non il corpo. Non il cervello. E nemmeno una copia della mente conservata come un archivio di ricordi.
Ciò che permane è una particolare configurazione di coerenza impressa nel campo fondamentale della realtà.
Le correlazioni di fase descrivono il modo in cui sistemi quantistici diversi mantengono una relazione stabile tra le loro oscillazioni. Non conta soltanto quanta energia possiedono, ma il modo in cui le loro fasi evolvono insieme nel tempo. Quando questa relazione rimane coerente, i sistemi si comportano come un'unica struttura organizzata, generando pattern di interferenza stabili.
L'informazione non risiede nelle singole particelle, ma nel pattern delle relazioni di fase che le collega. È questa rete di correlazioni coerenti a costituire l'ordine profondo del campo fondamentale.
Durante la vita, il cervello non si limita a ricostruire l'informazione proveniente dal campo non locale. Attraverso ogni percezione, ogni pensiero, ogni emozione e ogni esperienza, organizza continuamente quel campo, stabilizzando una configurazione unica delle sue relazioni di fase.
Come un laser non crea la luce, ma sincronizza milioni di fotoni affinché oscillino all'unisono, così il cervello non crea la coscienza: sincronizza localmente il campo fondamentale, dando origine a una configurazione di coerenza unica e irripetibile.
Con la morte questa sincronizzazione biologica si interrompe. Il cervello cessa di ricostruire l'esperienza individuale e il mondo soggettivo — fatto di spazio, tempo, corpo e memoria — svanisce.
Ciò che non svanisce è l'ordine informazionale che quell'esperienza ha costruito.
Se l'informazione costituisce il livello fondamentale della realtà e il suo ordine non viene annientato, allora ciò che una vita lascia nell'universo è proprio questa firma di coerenza: una particolare organizzazione delle relazioni di fase impressa nel campo fondamentale.
Non sopravvive il cervello.
Non sopravvive il corpo.
Forse non sopravvive neppure l'io così come lo sperimentiamo durante la vita.
Permane, invece, la struttura informazionale che quell'esperienza ha contribuito a organizzare.
A questo punto la domanda non è più se la coscienza sopravviva alla morte.
La vera domanda è un'altra.
Una configurazione di coerenza può essere nuovamente letta, sincronizzata e ricostruita come esperienza cosciente?
Oggi non disponiamo ancora di una risposta definitiva. Esistono tuttavia fenomeni, come quelli riportati negli studi sui presunti casi di reincarnazione, che rappresentano indizi meritevoli di essere indagati con rigore scientifico, senza pregiudizi ma anche senza conclusioni affrettate.
Se la coscienza è davvero il processo attraverso cui l'informazione assume la forma dell'esperienza, allora questa è una delle domande più importanti che una futura scienza della coscienza sarà chiamata ad affrontare.

