Non avevo più corpo e non avevo più pensieri

Scritto da: Cersare Picco Psicologo e Psicoterapeuta

Tratto da: Forme di Allenamento Innovativo

La scorsa settimana ho avuto l'occasione di provarla personalmente. In questo articolo voglio quindi lasciare da parte possibili contenuti teorici e raccontarvi la mia esperienza.

Appena entrato nel centro di Galleggiamento sono stato coccolato. Mi è stato consegnato un accappatoio, un asciugamano, un paio di ciabatte e due tappi per le orecchie. Con i miei tempi mi sono spogliato (si è soliti galleggiare nudi o, eventualmente, con un costume) e mi sono diretto verso la stanza di galleggiamento. Queste attenzioni e i tempi dilatati mi hanno permesso di iniziare a rilassarmi, preparandomi così a un'esperienza a me sconosciuta.

Entro nella stanza di galleggiamento. E' molto spaziosa, al centro la vasca è aperta e alla mia destra c'è una doccia con pareti in vetro. L'ing. Paolo Petracchi mi spiega nel dettaglio come si svolgerà l'esperienza, poi mi lascia solo in compagnia della vasca. Mi spoglio e faccio una doccia con uno apposito sapone. Mi sciacquo a mi dirigo verso la Floating Tank.

Entro nella vasca, l'acqua ha la temperatura superficiale della pelle 34,8 *C. Inizio a prendere confidenza con l'ambiente. Mi sento un pò stranito, mai ho fatto nulla di simile, ma prendo coraggio. Mi accovaccio e dolcemente abbasso la cupola della vasca su di me. Ora mi trovo in un grosso uovo chiuso e mi distendo nell'acqua con il volto rivolto verso l'alto. La luce lentamente si spegne e mi ritrovo solo in questo grande uovo buio, con il mio corpo a mollo in acqua calda (con Paolo abbiamo deciso che la mia esperienza potesse essere più strong, mentre è possibile prevedere un intermezzo con luce soffusa e musica rilassante prima che rimanga solo il buio).

I primi momenti non sono stati facili. Mi sentivo in ansia, ero agitato. Stare in un luogo chiuso e buio è un'esperienza forte e mi ha fatto provare un pò di paura. Ho fatto qualche respiro, ho pensato che se avessi voluto potevo semplicemente alzare il coperchio e uscire o, al massimo, utilizzare il pulsante per chiedere l'intervento di Paolo. Ho, inoltre, pensato a quanto questo uovo è capiente. Ancora qualche respiro e la paura è passata. Ora l'agitazione è scomparsa e posso provare veramente il galleggiamento.

Il mio corpo inizialmente ha iniziato a distendersi. Sentivo le gambe rilassate e la schiena, con la sua muscolatura, allungarsi e lasciarsi andare. Impressionante è stato prendere consapevolezza di ogni singolo muscolo che si rilassava e rilassandosi prendevo consapevolezza del mio corpo. Credo che il primo effetto della vasca sia stato darmi una perfetta rappresentazione del mio corpo. Io lo sentivo, come poche volte ho avuto occasione di sentirlo. Nella vasca c'ero io, c'erano i miei pensieri e c'era il mio corpo. Ero intero.

Credo di avere perso quasi subito la concezione dello scorrere del tempo. Non avevo idea di quanti minuti stessero trascorrendo. Il tempo si era dilatato. 

Ora il mio corpo, fino a quel momento così presente, ha iniziato piano, piano a passare in secondo piano. Il rilassamento di ogni fibra è diventato così profondo che il corpo ha iniziato quasi a scomparire. Gli stimoli gravitazionali, di temperatura, uditivi e visivi erano ridotti al minimo e il corpo si è come lasciato completamente andare ad un sonno ristoratore. Credo che quanto provato sia stato molto simile a quello che viviamo nel grembo materno: mi sentivo sicuro e cullato.

Ora ero solo con i miei pensieri. Seppure sia un ruminatore intellettivo, penso sempre, l'esperienza di rilassamento ha calmato anche il flusso della mia coscienza. Anche i pensieri si sono chetati e piano, piano, anche loro si sono lasciati andare ad un sonno ristoratore.

Non avevo più corpo e non avevo più pensieri. A quel punto sono iniziate ad arrivare le immagini. Non posso dire con certezza se i miei occhi fossero aperti o chiusi, ma so che ho iniziato a vivere una sorta di sogno lucido. Io vedevo e immaginavo. Ero in uno stato di veglia, ero lucido, ma al contempo stavo sognando. La mia mente era diventata un proiettore.

Non racconterò qui il mio film, sono un uomo riservato, ma posso dirvi che è stato dolce, a tratti emotivamente eccitante e mi sono anche commosso e mentre le emozioni si succedevano mi sentivo forte e sicuro di me. E' in questa fase di spiccata capacità visiva che un atleta può allenare la propria auto-efficacia o immaginare e affinare il gesto tecnico da utilizzare in gara o in allenamento.

Io ho preferito non guidare le immagini e lasciarmi condurre. Volevo scoprire a pieno questa esperienza e vedere dove mi avrebbe portato. Ho scelto quindi di non guidare, ma se avessi voluto avrei potuto condurre il mio film e utilizzarlo come strumento di allenamento.

La luce dolcemente si riaccende. Credo di essere stato 2/3 ore nella vasca, mentre l'esperienza è durata solo un'ora. Avrei voluto continuare, e in parte, sono dispiaciuto sia finita. Alzo la cupola e mi doccio nuovamente. Mi sento forte e rigenerato. Credo che il beneficio che provo nel corpo e nella mente sia pari a una lunga notte di sonno. Sono veramente ristorato e mi sento sicuro di me, che per me non è un'esperienza così comune.

Mi sposto verso la sala relax e lascio decantare quanto accaduto. Ora sono pronto per la serata e per affrontare il tema delle Tecniche di Visualizzazione e Imagery in ambito sportivo. 

Ci tengo innanzitutto a ringraziare Paolo Petracchi per avermi permesso di vivere questa arricchente esperienza, che voglio riprovare. Spostandoci verso il tema sportivo, mi domando: "può la floating tank essere utile a livello sportivo?". Penso proprio di si. Credo che se utilizzata dopo una gara tirata, dove abbiamo utilizzato ogni singola energia del nostro corpo, questo strumento possa ridare vitalità ai nostri muscoli e li renda nuovamente performanti. A livello mentale può invece donare il senso di sicurezza e tranquillità vigile che ogni atleta ricerca prima di una manifestazione sentita. Però il lascito più importante è sperimentare quello che viene definito stato di Flow (Link). Connettendovi al link appena indicato scoprirete che molte delle caratteristiche del Flow sono rintracciabili nel mio racconto.

                                                                                     Cesare Picco