Presentazione del libro: Il Problema della Coscienza 

Intervista del 29/10/2026   ore 21:00

Ha condotto l’iintervista a Paolo Petracchi il Dott. Maurizio Brotini, esponente della CGIL e presidente dell’IRES Toscana (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali), è un attento osservatore delle dinamiche sociali e culturali. Il suo spirito critico e la sua curiosità per la natura umana lo portano a esplorare non soltanto i meccanismi della società, ma anche quelli della mente e gli stati non ordinari di coscienza.

1) Paolo perché hai scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per cercare una risposta a una domanda che mi accompagna da quando ho cominciato a chiedermi che cosa ci faccio qui. 
Cercare il significato della propria esistenza è stata una domanda rimasta a lungo sullo sfondo, finché alcune esperienze straordinarie, dall’ipnosi al floating, dalla meditazione alle esperienze extracorporee (OBE), fino all’incontro con l’Ayahuasca in Amazzonia, non mi hanno spinto a interrogarmi sulla natura stessa di quell’io che si poneva la domanda: Se io sono l’osservato, chi è l’osservatore?

Da allora ho fatto quello che fa un ingegnere: mi sono documentato. Ho cercato risposte nelle neuroscienze, nella fisica quantistica e nell’esplorazione diretta degli stati non ordinari di coscienza attraverso Floating, ipnosi, OBE e Psichedelici.
Volevo capire che cosa significhi davvero esistere e se ciò che chiamiamo «io» possa andare oltre i confini del corpo e persino della morte.
Non so se le risposte che ho trovato siano definitive, e quasi sicuramente non lo sono ma questo viaggio ha cambiato profondamente il mio modo di guardare alla vita e alla realtà ed ho voluto raccontarlo.

2) “Avevo letto la prima edizione ma trovo questa molto diversa e anche più corposa di contenuti. Puoi raccontarci cosa è cambiato e perché?”

Questo è il libro che, per forma e contenuti, avrei voluto scrivere fin dall’inizio. Ma allora ho preferito lasciarmi guidare da un impulso difficile da spiegare, che ancora oggi riconduco alla profondità dell’esperienza amazzonica e all’incontro con la dimensione spirituale dell’Ayahuasca.

La prima stesura risentiva di quell’impeto: era come se fossi a cavallo di un idrante che sparava acqua a tutta forze e cercassi in qualche modo di direzionarlo. La stesura era a tratti intricata e lasciava aperte molte lacune che, grazie a ulteriori approfondimenti scientifici e nuove esperienze personali, credo di aver in buona parte colmato in questa edizione.

Ne è nato un libro più maturo, organico e coerente, strutturato in quattro parti che accompagnano il lettore lungo un percorso progressivo, dalla comprensione della mente fino all’esplorazione dei confini della coscienza.

La prima è dedicata alla mente, ai meccanismi che governano i nostri comportamenti e alla possibilità di modificarli consapevolmente e al modo in cui produciamo la realtà. Il guardiano di soglia, come regolare lo stato emotivo, una spiegazione della legge dell’attrazione, l’epigenetica.

La seconda esplora il mistero della coscienza, attraverso esperienze personali, neuroscienze, filosofia e stati non ordinari di percezione spontanei e indotti con ipnosi, floating, e psichedelici, esperienze di premorte (NDE) e fuoriuscita dal corpo (OBE), Progetto Gateway. 

La terza propone un dialogo tra neuroscienze e fisica quantistica, con particolare attenzione alla teoria quantistica dei campi (QFT), alla ricerca di possibili spiegazioni fisiche dell’esperienza cosciente e di come questa generi quella che chiamiamo realtà.

—m’è scappata… anche se sono un ingegnere guarito, rimango pur sempre un ingegnere…—

È probabilmente la parte più impegnativa per chi non possiede una formazione scientifica, ma ne consiglio comunque la lettura, perché contiene i fondamenti teorici che, a mio avviso, sono necessari per comprendere “oggettivamente" il fenomeno della coscienza da una prospettiva fisica e avvicinarsi alle ipotesi che esploro nel libro.

La quarta che si apre con una presentazione dell’etnomedicina amazzonica, racconta i viaggi in Amazzonia e l'incontro con l'Ayahuasca, un'esperienza che mi ha portato a esplorare i confini dell'identità, della coscienza e della morte e di come funzioni la realtà universale. 

3) «Nel tuo libro metti spesso in discussione il modo in cui percepiamo la realtà. Ma quanto possiamo davvero fidarci dei nostri sensi? E soprattutto, come facciamo a distinguere ciò che è reale da ciò che la nostra mente ci fa percepire come tale?»

Non possiamo! E non possiamo nemmeno distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è: non siamo equipaggiati per questo.

Ma questo è il prezzo che dobbiamo pagare per immaginare e generare soluzioni genuine e originali ai problemi, per avere quel che si chiama “colpo di genio” che a volte non ci riusciamo a spiegare perché cerchiamo nei posti sbagliati.

Spesso non ce ne accorgiamo ma siamo noi a generare la nostra realtà e vorrei fare un piccolo esperimento con tutti voi per dimostrarvelo.

  • Chiudete gli occhi e fate tre respiri profondi e lenti.

  • Immaginate di avere in mano un limone.

  • Un bel limone giallo, maturo, con la buccia leggermente ruvida e un profumo intenso.

  • Sentitene la consistenza, il peso.

  • Adesso prendete un coltello e tagliatelo lentamente a metà.

  • Osservate il succo che affiora sulla superficie e sentite il suo profumo fresco e pungente.

  • Ora avvicinate una delle due metà alla bocca e adesso mordetela, affondando i denti nella polpa, mentre il succo aspro vi riempie la bocca.

  • Fermatevi un istante.

  • Aprite gli occhi.

  • Quanti di voi hanno sentito aumentare la salivazione?»

Il limone non esisteva! Eppure il vostro cervello ha prodotto una risposta fisiologica reale: ci ha creduto. Perché non è in grado di distinguere fra una esperienza vissuta ed una immaginata: Entrambe per lui sono la stessa cosa

Questo esperimento oggi è spiegato molto bene dalle neuroscienze. Il cervello non aspetta che la realtà accada. La anticipa. Costruisce continuamente previsioni. Le confronta con quello che arriva dai sensi. E aggiorna il proprio modello quando qualcosa non corrisponde alle sue aspettative. È quello che oggi chiamiamo Predictive Processing.

È un sistema straordinariamente efficiente. Ma ha una conseguenza molto importante: le nostre paure, le nostre aspettative e le nostre esperienze precedenti possono influenzare ciò che notiamo e ciò che invece ci sfugge completamente.  

In altre parole… Il mondo che sperimentiamo non è una copia perfetta della realtà. Ma la migliore interpretazione che il nostro cervello riesce a costruirne.  

Torniamo un momento al floating. Quando riduciamo drasticamente gli stimoli sensoriali abituali, modifichiamo le condizioni attraverso le quali il cervello costruisce la nostra esperienza. I riferimenti corporei possono attenuarsi, i confini dell'io diventare meno definiti e la percezione del tempo trasformarsi.

Non significa necessariamente accedere a una realtà separata dal cervello. Significa però scoprire che il modo in cui normalmente percepiamo noi stessi non è l'unico possibile.»
un altro esempio i come siamo noi i generatori della realtà riguarda un’esperienza che ho avuto la fortuna di fare appena completata la laurea in ingegneria aerospaziale. Ho partecipato a una campagna di voli parabolici. Novantasei periodi di microgravità. Trenta secondi ogni volta.

Quando il velivolo raggiunge la traiettoria giusta e cade in picchiata succede qualcosa che il corpo non dimentica più. La gravità scompare. Ogni riferimento cambia.

Anni dopo quando per la prima volta entrai in una vasca di Floating. Dopo alcuni minuti provai una sensazione straordinariamente simile. Naturalmente non era vera assenza di gravità. La gravità era ancora presente. Ma il cervello riceveva così poche informazioni sul peso del corpo da costruire un'esperienza quasi identica.

In quel momento comprendi che il cervello non vive nella realtà oggettiva. Vive nel modello che costruisce della realtà.

Questa idea oggi è alla base di moltissime teorie neuroscientifiche. Noi non percepiamo direttamente il mondo. Percepiamo l'ipotesi del mondo che il cervello ritiene più probabile. E quando cambiano gli stimoli cambia anche il modello.

La nostra percezione, quindi, non è una registrazione puramente oggettiva: nasce dall'incontro tra informazioni sensoriali, memoria, aspettative e modelli interiori.

E proprio per questo, la curiosità può essere molto più preziosa della certezza: perché ci permette di mettere in discussione i modelli attraverso i quali siamo abituati a interpretare il mondo.

4) «Nel tuo percorso hai esplorato la coscienza attraverso l’ipnosi, il floating, la meditazione e la scienza. Ma a un certo punto hai sentito il bisogno di spingerti ancora oltre, fino in Amazzonia, per incontrare l’Ayahuasca. Che cosa cercavi laggiù che non eri ancora riuscito a trovare nelle esperienze precedenti?»

Per molti anni avevo studiato la coscienza riducendo gli stimoli per far emergere l’inascoltato. Ma sentivo che mancava ancora un tassello: 

Volevo capire che cosa accade quando l'esperienza cosciente viene portata… al suo limite e l’osservato esce di scena, se esiste… qualcosa… che continua… ad osservare.

E per fare questo sono partito per l’Amazzonia Peruana: non cercavo un'esperienza esotica, nè una risposta spirituale. Cercavo un esperimento. 

Volevo affrontare la possibilità più radicale che riuscivo a immaginare. Superare l'esperienza della morte. Per capire che cosa accadeva alla mia coscienza mentre attraversavo quella soglia. Ma sopratutto chi o cosa continuava a osservare… mentre lo facevo. Perché se tutto scompariva evidentemente l’osservato coincideva con l’osservatore altrimenti… le cose… stavano in una maniera diversa.  

L’incontro con l’Ayahuasca che gli sciamani chiamano erba della morte. —Non perché uccida il corpo. Ma perché può dissolvere tutto ciò che credi di essere.— è stata un'esperienza profondamente personale e catartica. Che non può essere trasformata in una prova scientifica anche se ho cercato di farlo. Ma che deve essere raccontata e confrontata con ciò che altri hanno vissuto prima di me. Ed è fondamentale distinguere l'esperienza dall’interpretazione che se ne può dare. Perché l’esperienza è individuale e personale e risponde alla domanda cosa hai provato, l’interpretazione è oggettiva e risponde alla domanda cosa puoi dimostrare  che è propria della scienza. Se le teniamo separate nascono le ideologie, ma se le facciamo dialogare può nascere la ricerca ed il libro cerca di creare un ponte fra le due.

Per quanto mi riguarda dall’altra parte ci sono stato forse anche 6-7 volte e mentre l’osservato non c’era più L’osservatore è rimasto ben presente!

La mia conclusione?

La morte dell’osservato non è la fine ma solo un passaggio e probabilmente, solo uno dei tanti. 

5) «L’anno scorso ti avevo chiesto che cosa fosse davvero la coscienza. Dopo tutto questo percorso di ricerca e le nuove esperienze che hai vissuto, oggi sei finalmente riuscito a farti un’idea di cosa sia?»

Ricordo bene quando l’anno scorso tu mi hai fatto questa stessa domanda: Allora cercai di risponderti anche se nonostante fosse uno dei temi principali della prima stesura, effettivamente, ancora una risposta definitiva non l’avevo. Ti confesso mi sono sentito parecchio in difficoltà nel risponderti e questo mi ha spronato ad approfondire. Adesso penso di aver capito cosa sia, e l’ho raccontato nel libro. 

Poi mi sono accorto che quella non era che una risposta ad una domanda che al tempo ritenevo fondamentale anche se poi si è rivelata non esserlo. 

La vera domanda che tutti ci dobbiamo porre è Perché l'universo sia arrivato a fare esperienza di sé attraverso di noi? E forse ne riparleremo nel prossimo libro.

ma se proprio vuoi un’anticipazione: ti posso dire che 

La coscienza non dipende soltanto dai singoli elementi che compongono il cervello, ma dal modo in cui questi elementi si organizzano, comunicano e raggiungono particolari forme di integrazione e coerenza in modo da potersi relazionare con qualcosa che esiste indipendentemente dall’attività dei neuroni.

La coscienza non nasce quando compare un certo numero di neuroni che inizia ad attivarsi insieme. La coscienza non viene prodotta come il fegato produce la bile.  

—La coscienza è una “proprietà fondamentale della realtà”. Sempre presente. Come i campi fondamentali che permeano l'universo.  

Ciò che chiamiamo esperienza cosciente, emerge quando un “sistema vivente” raggiunge un sufficiente livello di organizzazione e coerenza da permettergli di entrare in relazione con questa proprietà fondamentale.  

Il cervello non crea la coscienza! Semplicemente la organizza, la modula, la rende esperienza.— 

come questo avvenga te lo racconto nel libro usando le ultimissime teorie scientifiche aggiornate a febbraio di questo’anno.

6) «Dopo un viaggio così intenso, tra esperienze personali, neuroscienze, fisica quantistica e spiritualità, qual è la consapevolezza più importante che ti è rimasta? E soprattutto, che cosa vorresti lasciare a chi arriverà all’ultima pagina del tuo libro?»

per chi avrà la voglia di arrivare in fondo senza farsi scoraggiare dai 5 capitoli "molto scientifici”, il viaggio si conclude con una riflessione tanto semplice quanto profonda: —per quanto possiamo impegnarci a comprendere e spiegare il mistero della coscienza, forse ciò che conta davvero è imparare ad accettarci per ciò che siamo, lasciare da parte la vanità, smettere per un momento di cercare tutte le risposte e, semplicemente, lasciarci vivere senza aver paura che tutto un giorno possa finire.

…perché non finirà e ora c’ho le prove!—

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