Significato neuroscientifico del silenzio nella pratica del Floating
Credit to: Paolo Petracchi e Luigi Lobaccaro
1. Introduzione
Che cosa accade alla nostra mente quando il mondo esterno smette, almeno temporaneamente, di richiedere la nostra attenzione?
Per rispondere a questa domanda possiamo osservare un'esperienza particolare: quella della vasca di deprivazione sensoriale, conosciuta anche come floating tank.
Si tratta di una tecnologia sviluppata negli anni Cinquanta dal neuroscienziato americano John C. Lilly, con l'obiettivo di ridurre drasticamente gli stimoli che il nostro cervello riceve continuamente dall'ambiente.
All'interno della vasca, la luce viene eliminata, i rumori esterni vengono fortemente attenuati e la temperatura dell'acqua viene mantenuta vicina a quella della pelle. Una soluzione ad alta concentrazione di sali permette inoltre al corpo di galleggiare senza alcuno sforzo muscolare.
Queste condizioni riducono sensibilmente le informazioni che normalmente riceviamo attraverso la vista, l'udito, il tatto e la percezione della posizione del corpo.
Il risultato è un ambiente nel quale la persona può sperimentare una condizione insolita: essere cosciente, ma senza i consueti riferimenti sensoriali che accompagnano la vita quotidiana.
Nel corso dei decenni, le vasche hanno subito numerose trasformazioni. Dai primi dispositivi sperimentali si è passati a capsule moderne, spesso dalla forma ovale, utilizzate prevalentemente nei centri dedicati al benessere.
Il floating si è diffuso soprattutto negli Stati Uniti e in diversi Paesi europei, entrando progressivamente anche nell'immaginario collettivo attraverso film e serie televisive.
La comunicazione commerciale presenta generalmente questa esperienza come uno strumento per favorire il rilassamento, la rigenerazione psicofisica e la conoscenza di sé.
Ma sarebbe riduttivo attribuire gli effetti del floating soltanto alle aspettative create dalla pubblicità o dal contesto culturale nel quale viene praticato.
L'esperienza produce infatti una modificazione concreta delle condizioni attraverso le quali il corpo e il cervello entrano in relazione con l'ambiente.
Per comprenderla occorre quindi osservare non soltanto ciò che viene eliminato, ma anche come cambia il significato delle sensazioni che rimangono.
È questo il punto di partenza della nostra analisi: il silenzio non rappresenta semplicemente l'assenza di qualcosa, ma può diventare una condizione capace di trasformare profondamente il modo in cui percepiamo noi stessi e il mondo.
2. La vasca tra fisiologia e scienze della mente
Gli effetti del floating coinvolgono sia il corpo sia l'attività mentale.
Diversi studi hanno osservato che la riduzione degli stimoli sensoriali può favorire un profondo rilassamento muscolare, diminuire l'attivazione fisiologica associata allo stress e facilitare condizioni mentali simili a quelle che precedono il sonno o accompagnano alcune forme di meditazione.
La ricerca ha inoltre individuato risultati promettenti nella riduzione temporanea dell'ansia, della tensione muscolare e di alcune forme di dolore, anche se l'efficacia clinica e la durata di questi benefici richiedono ulteriori verifiche.
L'interesse scientifico per questa tecnologia risale proprio alle ricerche di John Lilly.
Negli anni Cinquanta, quando lavorava presso il National Institute of Mental Health americano, una delle questioni più dibattute riguardava la dipendenza del cervello dagli stimoli esterni.
Alcuni ricercatori ipotizzavano che, in assenza di informazioni provenienti dall'ambiente, l'attività cerebrale potesse ridursi drasticamente, fino quasi a interrompersi.
Lilly era convinto del contrario.
Riteneva che il cervello possedesse una propria attività autonoma e che fosse possibile studiarla riducendo le interferenze sensoriali.
Per farlo aveva bisogno di un ambiente sperimentale diverso dai normali laboratori, nei quali strumenti, rumori e condizioni ambientali potevano influenzare continuamente il soggetto osservato.
Adattò quindi una vasca precedentemente utilizzata per ricerche sui sommozzatori, trasformandola in uno strumento per studiare il rapporto tra attività cerebrale ed esperienza cosciente.
La sua idea era semplice e ambiziosa: se riduciamo gli stimoli esterni, possiamo osservare più chiaramente ciò che la mente produce autonomamente.
Questa impostazione sollevava però una questione filosofica fondamentale.
La mente coincide interamente con l'attività del cervello oppure possiede caratteristiche che non possono essere spiegate soltanto attraverso i processi neuronali?
Il problema richiama il celebre esperimento mentale del cervello nella vasca proposto dal filosofo Hilary Putnam.
Putnam immaginava un cervello separato dal corpo e collegato a un sistema capace di simulare artificialmente tutte le percezioni del mondo.
L'obiettivo era interrogarsi sulla possibilità di distinguere una realtà autentica da una realtà interamente simulata e sul rapporto tra esperienza, linguaggio e mondo esterno.
Lilly affrontava invece il problema da una prospettiva sperimentale: voleva comprendere che cosa accadesse al cervello e alla coscienza quando il flusso sensoriale veniva drasticamente ridotto.
Nelle sue riflessioni convivevano due interpretazioni.
Da una parte, la vasca poteva permettere di osservare il funzionamento del cervello in condizioni particolarmente controllate.
Dall'altra, poteva offrire alla mente l'opportunità di rivolgere l'attenzione verso sé stessa, rendendo accessibili processi normalmente nascosti.
Lilly arrivò così a considerare il floating come uno strumento di esplorazione interiore.
Secondo la sua interpretazione, riducendo le interferenze dell'ambiente sarebbe stato possibile riconoscere alcuni automatismi mentali e, potenzialmente, modificarli.
Questa prospettiva si collegava a una tradizione molto più antica.
Per millenni, culture differenti hanno utilizzato il silenzio, l'isolamento e la riduzione degli stimoli come strumenti di introspezione, meditazione e trasformazione personale.
La vasca rappresentava, in un certo senso, una versione tecnologica di queste pratiche.
Tuttavia, l'idea che essa permetta di osservare una mente completamente separata dall'ambiente presenta un limite importante.
La vasca non elimina realmente l'ambiente: ne crea uno nuovo, progettato per modificare le nostre percezioni.
Per comprendere ciò che accade durante il floating dobbiamo quindi cambiare prospettiva.
Non basta chiederci che cosa succeda alla mente quando gli stimoli scompaiono.
Dobbiamo domandarci anche che cosa significhi, per la nostra esperienza cosciente, percepire l'assenza di quegli stimoli.
3. Le diverse forme del silenzio
Quando parliamo di silenzio pensiamo spontaneamente all'assenza di suoni.
Ma il silenzio può assumere significati molto diversi.
La semiotica, disciplina che studia il modo in cui produciamo e interpretiamo i significati, permette di distinguere almeno quattro forme fondamentali di silenzio.
“La candela non elimina il buio. Lo rende visibile”
Karl Jung
Il silenzio come sfondo invisibile
La prima forma riguarda tutto ciò che è presente nella nostra esperienza, ma che normalmente non richiama la nostra attenzione.
Il filosofo Maurice Merleau-Ponty e, successivamente, Carlo Sini hanno mostrato come ogni percezione si sviluppi su uno sfondo di processi impliciti.
Quando parliamo, ad esempio, non dobbiamo pensare continuamente a come muovere la lingua, coordinare il respiro o articolare ogni singolo suono.
Questi processi avvengono automaticamente.
Sono indispensabili per parlare, ma rimangono generalmente fuori dalla nostra consapevolezza.
Lo stesso accade quando camminiamo, respiriamo o manteniamo l'equilibrio.
Il silenzio, in questo caso, è costituito da tutto ciò che rende possibile la nostra esperienza senza diventare direttamente oggetto della nostra attenzione.
È come il buio del cielo che permette a un lampo di diventare visibile.
Il silenzio che rende percepibile un'assenza
La seconda forma è particolarmente importante per comprendere il floating.
A volte ci accorgiamo della presenza di qualcosa proprio perché non c'è più.
Pensiamo al rumore continuo di un ventilatore.
Finché funziona, dopo qualche minuto smettiamo quasi di sentirlo.
Ma quando viene spento, il silenzio improvviso richiama immediatamente la nostra attenzione.
In quel momento non percepiamo soltanto la mancanza del rumore.
Percepiamo l'assenza stessa come qualcosa di significativo.
La semiotica definisce questo fenomeno presentificazione dell'assenza: ciò che non è più presente diventa, proprio attraverso la sua mancanza, oggetto della nostra esperienza.
Il silenzio come forma di comunicazione
Esiste poi un silenzio che comunica intenzionalmente.
Una persona può tacere per esprimere disapprovazione, imbarazzo, rispetto o rifiuto.
Una pausa durante una conversazione può assumere un significato più intenso delle parole.
Anche i puntini di sospensione in un testo scritto suggeriscono qualcosa che non viene detto esplicitamente.
In questi casi il silenzio diventa un vero e proprio messaggio.
Il suo significato dipende dal contesto e dalle convenzioni culturali condivise.
Il silenzio come cancellazione
La quarta forma riguarda il silenzio prodotto intenzionalmente per nascondere o eliminare determinati segnali.
Un animale che si muove senza fare rumore per avvicinarsi alla preda, oppure un individuo che trattiene una reazione per non attirare l'attenzione, utilizzano il silenzio come strategia.
Non si tratta semplicemente di un'assenza spontanea.
È un'assenza costruita attraverso un'azione.
Questo aspetto è fondamentale per comprendere il funzionamento della vasca di deprivazione sensoriale.
Il floating combina infatti diverse forme di silenzio.
La tecnologia riduce attivamente alcuni stimoli, e proprio questa riduzione rende percepibili sensazioni che normalmente rimangono nascoste.
Il risultato non è un vuoto privo di significato, ma una trasformazione dell'esperienza percettiva.
4. La vasca e la sua particolare musica di silenzi
A prima vista, la vasca sembra uno spazio nel quale vengono semplicemente eliminati gli stimoli.
In realtà, il processo è più complesso.
Il silenzio della vasca non nasce da un vuoto assoluto, ma da una serie di interventi tecnologici progettati per ridurre le differenze sensoriali che normalmente percepiamo.
L'oscurità viene ottenuta attraverso l'isolamento dalla luce.
La temperatura viene mantenuta costante mediante sistemi di riscaldamento.
L'acqua contiene una concentrazione elevata di sali che permette al corpo di galleggiare senza sforzo.
La struttura della vasca attenua i rumori esterni.
Questi elementi non eliminano l'ambiente: lo trasformano in un sistema nel quale molte delle informazioni abituali diventano meno percepibili.
La temperatura dell'acqua, vicina a quella della pelle, riduce il contrasto termico tra corpo e ambiente.
L'assenza di punti di pressione significativi e la distribuzione uniforme della spinta di galleggiamento modificano la percezione del peso corporeo.
Il buio elimina i riferimenti visivi che utilizziamo continuamente per orientarci nello spazio.
Progressivamente, il corpo può apparire meno definito.
Alcune persone riferiscono la sensazione di non distinguere chiaramente dove finisca il proprio corpo e dove inizi l'acqua.
Questa esperienza non deriva dalla scomparsa reale dei confini fisici, ma dalla riduzione delle informazioni che normalmente ci permettono di riconoscerli.
Il corpo mantiene le proprie funzioni fisiologiche.
Il cuore continua a battere, i polmoni a respirare e i muscoli a inviare segnali al sistema nervoso.
Anzi, proprio perché gli stimoli esterni sono ridotti, queste sensazioni possono diventare più evidenti.
Il battito cardiaco può essere avvertito con un'intensità insolita.
Il respiro può sembrare più rumoroso.
Piccoli movimenti del corpo possono generare sensazioni particolarmente riconoscibili.
Si verifica così un'inversione interessante.
Nella vita quotidiana, le sensazioni interne costituiscono spesso uno sfondo silenzioso sul quale si sviluppa la percezione del mondo.
Durante il floating, invece, il mondo esterno passa in secondo piano e il corpo diventa il principale oggetto dell'attenzione.
Ciò che normalmente non percepiamo chiaramente emerge in primo piano.
Questo processo modifica anche la distinzione tra tre modalità fondamentali della percezione:
Percezione esterna: le informazioni provenienti dall'ambiente.
Interocezione: la percezione dei segnali interni del corpo, come battito cardiaco e respiro.
Propriocezione: la capacità di riconoscere la posizione e il movimento delle parti del corpo.
Nel floating, i rapporti abituali tra queste tre dimensioni possono cambiare profondamente.
L'attenzione non segue più necessariamente gli stimoli esterni, ma si sposta tra sensazioni interne, movimenti e percezioni che emergono spontaneamente.
Il risultato è una nuova organizzazione dell'esperienza corporea.
5. Il corpo, i suoi confini e la trasformazione della percezione
Le esperienze riportate dalle persone che utilizzano la vasca sono molto diverse.
Non esiste una sequenza identica per tutti.
Anche la stessa persona può vivere sensazioni differenti durante sessioni successive.
Questa variabilità dipende dal fatto che, in assenza dei consueti riferimenti sensoriali, l'attenzione può organizzarsi in modi insoliti.
Il filosofo Gilles Deleuze e lo psicoanalista Félix Guattari hanno utilizzato l'espressione corpo senza organi per descrivere, in senso filosofico, una condizione nella quale le funzioni e le organizzazioni abituali del corpo perdono temporaneamente la loro centralità.
Applicata al floating, questa immagine aiuta a comprendere una sensazione frequentemente descritta: il corpo non viene più percepito come un insieme di parti chiaramente delimitate, ma come un campo di sensazioni mutevoli.
La vasca diventa così uno spazio nel quale l'organizzazione abituale della percezione corporea può essere temporaneamente modificata.
Non sorprende che molte vasche moderne abbiano una forma simile a quella di un uovo.
L'immagine dell'uovo richiama un ambiente protetto, separato dal mondo esterno, nel quale qualcosa può svilupparsi e trasformarsi.
Anche il riferimento simbolico all'ambiente uterino nasce da questa associazione.
Si tratta naturalmente di una metafora, non della riproduzione fisiologica delle condizioni prenatali.
L'aspetto interessante è che, all'interno della vasca, la percezione del corpo può perdere alcuni dei propri punti di riferimento.
Il confine tra interno ed esterno diventa meno evidente.
Una sensazione proveniente da un organo interno può assumere un'importanza insolita.
Il respiro, ad esempio, può diventare il centro dell'intera esperienza.
In altri momenti l'attenzione può concentrarsi sul battito cardiaco, sulle pulsazioni delle tempie o su una piccola parte del corpo.
Una goccia d'acqua che scivola sul volto può essere percepita con grande intensità.
Un dito che tocca accidentalmente la parete della vasca può richiamare improvvisamente tutta l'attenzione, restituendo per qualche istante un riferimento spaziale preciso.
Quando il contatto termina, la percezione può nuovamente perdere quel punto di riferimento.
Alcune persone descrivono la sensazione di ruotare lentamente, inclinarsi o fluttuare in uno spazio apparentemente privo di confini.
Queste esperienze mostrano quanto la nostra percezione del corpo dipenda dall'integrazione continua di informazioni visive, tattili, vestibolari e propriocettive.
Quando alcune di queste informazioni vengono ridotte, il cervello deve riorganizzare il modo in cui costruisce la rappresentazione del corpo nello spazio.
Possono comparire anche fenomeni visivi spontanei.
Alcuni resoconti, compresi quelli di Richard Feynman e Francisco Varela, descrivono lampi luminosi, forme o immagini percepite a occhi chiusi.
Questi fenomeni possono essere interpretati come il risultato dell'attività spontanea del sistema visivo, che continua a funzionare anche in assenza di stimoli luminosi provenienti dall'esterno.
Il cervello, infatti, non si limita a registrare passivamente ciò che riceve dai sensi.
Partecipa attivamente alla costruzione dell'esperienza percettiva, utilizzando aspettative, memorie e modelli interni.
Quando gli stimoli esterni diminuiscono, questi processi possono diventare più evidenti.
Anche la percezione del tempo può modificarsi.
In assenza dei consueti riferimenti ambientali, come movimenti, suoni, attività e cambiamenti visivi, diventa più difficile valutare la durata dell'esperienza.
Molti resoconti descrivono una durata soggettiva inferiore a quella effettiva, anche se la percezione temporale può variare da individuo a individuo.
Ciò suggerisce che il tempo vissuto non dipenda soltanto dal trascorrere dei secondi, ma anche dalla quantità, dall'intensità e dall'organizzazione delle esperienze che attraversano la coscienza.
Il floating mette così in evidenza una caratteristica fondamentale della nostra mente: la percezione del corpo, dello spazio e del tempo non è una semplice fotografia della realtà esterna, ma il risultato di un'elaborazione continua.
6. Il silenzio e l'immaginazione
Dopo una prima fase nella quale l'attenzione può concentrarsi sulle sensazioni corporee, l'esperienza del floating può assumere caratteristiche differenti.
Con il passare del tempo, la persona si abitua all'ambiente della vasca.
Le sensazioni che inizialmente apparivano insolite possono perdere progressivamente importanza.
Il respiro, il battito cardiaco e le percezioni corporee tornano sullo sfondo.
A questo punto può emergere con maggiore evidenza l'attività spontanea della mente.
Ricordi, immagini, associazioni di idee e scenari immaginari possono svilupparsi senza la necessità di uno stimolo esterno preciso.
Alcune persone descrivono immagini particolarmente vivide, simili a sequenze cinematografiche interiori.
Altre sperimentano un flusso di pensieri, ricordi autobiografici o rappresentazioni di situazioni possibili.
Per comprendere questi fenomeni è utile considerare un principio importante delle neuroscienze contemporanee.
La percezione non consiste soltanto nel ricevere informazioni dal mondo.
Il cervello costruisce continuamente ipotesi su ciò che sta accadendo, confrontandole con i segnali provenienti dai sensi.
In condizioni ordinarie, gli stimoli esterni contribuiscono a correggere e aggiornare queste rappresentazioni.
Quando tali stimoli diminuiscono, il peso relativo dei processi interni può aumentare.
La mente non smette di produrre esperienza quando il mondo esterno diventa silenzioso. Può invece rivolgere una parte maggiore delle proprie risorse alla produzione di contenuti interni.
Questo processo richiama il funzionamento del Default Mode Network, o DMN.
Si tratta di un insieme di regioni cerebrali coinvolte in diverse attività mentali spontanee, come il ricordo autobiografico, l'immaginazione del futuro, la riflessione su sé stessi e il pensiero non direttamente orientato a un compito esterno.
La ricerca sul floating ha osservato modificazioni nella connettività funzionale tra reti cerebrali, comprese quelle coinvolte nella percezione corporea e nell'elaborazione interna.
Questi risultati sono compatibili con l'idea che la riduzione degli stimoli sensoriali possa modificare l'equilibrio tra attenzione al mondo esterno e attività mentale spontanea.
Non significano, tuttavia, che durante ogni sessione il DMN aumenti necessariamente la propria attività o che tutte le persone sperimentino gli stessi fenomeni.
La relazione tra floating, attività cerebrale e immaginazione rimane un campo di ricerca aperto.
Da un punto di vista culturale, questa dinamica richiama numerose pratiche contemplative.
In molte tradizioni, il silenzio e l'isolamento vengono utilizzati per ridurre le distrazioni e favorire l'osservazione dei processi mentali.
La vasca realizza qualcosa di simile attraverso una tecnologia che modifica direttamente le condizioni sensoriali.
Il suo effetto non consiste semplicemente nel creare uno spazio tranquillo.
Consiste nel cambiare le condizioni nelle quali l'attenzione si organizza e i contenuti mentali diventano percepibili.
Da questa prospettiva, la riduzione degli stimoli esterni può trasformarsi in un'apertura verso l'esperienza interiore.
Naturalmente, le possibilità attribuite al floating devono essere valutate con attenzione.
Il rilassamento e alcuni benefici psicofisiologici sono stati oggetto di studi sperimentali, mentre affermazioni più ampie, come la capacità di modificare stabilmente abitudini, migliorare le prestazioni cognitive o produrre profonde trasformazioni personali, richiedono prove più solide.
È quindi importante distinguere gli effetti osservati scientificamente dalle interpretazioni individuali e dalle aspettative culturali.
Resta comunque un dato interessante: la riduzione degli stimoli sensoriali può modificare profondamente il modo in cui una persona vive e interpreta la propria esperienza.
7. Conclusioni: il silenzio come trasformazione dell'esperienza
Possiamo ora tornare alla domanda che aveva guidato John Lilly nella progettazione della prima vasca di deprivazione sensoriale.
È possibile isolare il cervello dal mondo per osservare il funzionamento della mente nella sua forma più essenziale?
L'analisi sviluppata in questo articolo suggerisce che la risposta sia più complessa di quanto Lilly immaginasse.
La vasca non costituisce un ambiente completamente neutro.
Non elimina ogni stimolo e non sospende realmente il rapporto tra organismo e mondo.
Al contrario, crea condizioni artificiali molto particolari che modificano la qualità e la distribuzione delle informazioni sensoriali.
L'oscurità, il galleggiamento, la temperatura controllata e l'attenuazione dei rumori non producono semplicemente un'assenza.
Producono un ambiente nel quale il sistema percettivo deve riorganizzarsi.
Alcuni segnali perdono importanza.
Altri, normalmente trascurati, diventano evidenti.
I confini del corpo possono apparire meno definiti.
La percezione dello spazio e del tempo può cambiare.
L'immaginazione può assumere un ruolo più importante nella costruzione dell'esperienza.
Il floating mostra quindi che la coscienza non può essere compresa considerando soltanto il cervello come un sistema isolato, senza tenere conto del corpo e delle condizioni ambientali nelle quali opera.
L'esperienza cosciente si sviluppa infatti attraverso un'interazione continua tra attività cerebrale, segnali corporei e informazioni provenienti dall'ambiente.
Modificando questa interazione, cambia anche il modo in cui la realtà viene percepita.
La sensazione di accedere a una dimensione più profonda o originaria della coscienza non dimostra necessariamente l’esistenza di una mente indipendente dal corpo. Potrebbe piuttosto indicare che il cervello inizi a integrare nell’esperienza cosciente informazioni che già riceveva ed elaborava, ma che rimanevano al di fuori della nostra consapevolezza, oscurate dalla predominanza degli stimoli sensoriali abituali.
Questa esperienza potrebbe quindi essere interpretata come il risultato di una diversa organizzazione dei processi percettivi, nella quale informazioni normalmente trascurate acquistano rilevanza, vengono integrate e contribuiscono a costruire una nuova rappresentazione cosciente della realtà.
E proprio qui si trova l'aspetto più interessante del floating.
Il silenzio non rappresenta un semplice vuoto da riempire.
È una condizione capace di cambiare il rapporto tra ciò che percepiamo e ciò che normalmente rimane nascosto alla nostra attenzione.
Quando vengono meno i segnali che abitualmente occupano la nostra coscienza, possono emergere aspetti dell'esperienza che erano sempre presenti, ma che non riuscivamo a distinguere.
Il floating non ci porta dunque fuori dal rapporto tra mente, corpo e ambiente.
Ci permette di sperimentare quel rapporto in una forma profondamente diversa, più “allargata”.
E ci ricorda che ciò che chiamiamo realtà vissuta non dipende soltanto dalle informazioni che riceviamo, ma anche dal modo in cui il nostro sistema percettivo le seleziona, le organizza e attribuisce loro significato.
In questa prospettiva, il silenzio non è semplicemente l'assenza di qualcosa: è una diversa modalità attraverso la quale la nostra esperienza prende forma.
Riferimenti bibliografici
La bibliografia dell'articolo originale comprende contributi di neuroscienze, filosofia, semiotica e studi sulla deprivazione sensoriale. Tra i principali riferimenti scientifici e teorici discussi nel testo figurano:
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Lilly, J. C. (1972), The Center of the Cyclone: An Autobiography of Inner Space.
Lilly, J. C. (1977), The Deep Self: Profound Relaxation and the Tank Isolation Technique.
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Paolucci, C. (2021), Cognitive Semiotics: Integrating Signs, Minds, Meaning and Cognition.
La bibliografia integrale, che comprende anche le opere di Barthes, Deleuze, Guattari, Eco, Fabbri, Fontanille, Greimas, Merleau-Ponty, Sini, Volli e von Foerster, rimane quella riportata nel documento originale.

