Floating Flo

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La potente Meditazione Cinese della Illuminazione Silenziosa e Floating: come andare oltre...

Credits to Guo Gu (Dr. Jimmy Yu) e Paolo Petracchi

Da quando ho iniziato il percorso che ha portato alla nascita di Floating Flo è cambiato il modo in cui guardo al significato della mia vita, al rapporto con gli altri e a come posso aiutare il prossimo a vivere in armonia con se stesso, gli altri e l’ambiente che lo circonda.

Poiché il mio avvicinamento al mondo del Floating ha seguito un approccio medico psicologico (razionale) piuttosto che spirituale ed olistico, mi sono sempre chiesto cosa volesse dire meditare, cosa fosse l’illuminazione, come la si potesse raggiungere e come questo avesse a che fare con gli stati di allargamento di coscienza (psichedelici) generati dalla pratica del floating. In particolare era per me interessante capire come il “meditare” potesse essere messo in relazione con le nostre onde cerebrali, con la sensazione di unicità (oneness) e completezza con l’infinito propria dei vari stadi o stati che si attraversano durante la pratica, indipendentemente dal fatto che si segua una particolare filosofia, insegnamento, scuola o che questi si manifestino spontaneamente.

Mi sono poi imbattuto per puro caso in un interessante articolo che ho tradotto dall’inglese originariamente scritto da un monaco cinese Guo Gu sugli insegnamenti del Buddha, leggendolo sono venute fuori evidentissime analogie fra quanto descritto e quello che accade nella pratica ricorrente del Floating.

Il bisogno di comprendere sempre il perché delle cose, figlio della mia formazione ingegneristica, è stato soddisfatto da quanto esposto in questo articolo: “un’illuminazione” che mi ha permesso di unire e spiegare come in una “una teoria del tutto” quello che accade alla nostra mente durante una sessione di Floating, il perché durante la meditazione si attraversino livelli sempre più profondi di coscienza, le esperienze del sentirsi parte del tutto, l’unicità, l’assenza, il vuoto, la non mente e i sottili stati di Samadhi e di come questi siano in relazione con le nostre onde cerebrali e con la risonanza di Schumann e le frequenze ad essa associate.

Vogliate perdonarmi se l’italiano a volte zoppichi ma l’articolo è stato tradotto da me partendo dall’originale scritto da un cinese in un inglese non proprio oxfordiano... buona lettura.

Praticando contemporaneamente Silenzio e Chiarezza mentale

L'illuminazione silenziosa è una pratica buddista che può essere ricondotta non solo fino al Huineng (638 - 713), il sesto patriarca di Chan, e ad altri maestri cinesi, ma anche ai primi insegnamenti del Buddha. Nella tradizione Chan, l'illuminazione silenziosa è conosciuta come mozhao, dai personaggi cinesi mo (silent) e zhao (illumination).

L'illuminazione silenziosa è la pratica simultanea di calma e chiarezza mentale o di quiete e luminosità. È simile alla pratica di shamatha (meditazione duratura) e vipashyana (meditazione visione chiara), purché non si consideri questi come sequenziali e uniti fra loro; prima praticare shamatha e solo dopo praticare vipashyana. In silenzio risiede l'illuminazione; nella calma è sempre presente la chiarezza.

Siamo già illuminati

La tradizione Chan di solito non si riferisce a passaggi o fasi. Il suo insegnamento centrale è che siamo intrinsecamente svegli; la nostra mente nel suo stato originale è senza dimissioni, fissazioni e vessazioni, e la sua natura è senza divisioni e stadi. Questa è la base della visione di Chan dell'illuminazione improvvisa. Se la natura della nostra mente non fosse già libera, ciò implicherebbe che si potrebbe raggiungere l’illuminazione solo dopo aver praticato, il che non è così. Se è possibile ottenere l'illuminazione, è comunque possibile anche perderla.

Considera una stanza, che sia originariamente spaziosa. Tuttavia, anche se disponi dei mobili nella stanza, questo non influirà sulla sua spaziosità intrinseca. Possiamo costruire muri per dividere la stanza, ma questi sono comunque temporanei. E sia che lasciamo la stanza pulita oppure incasinata e disordinata, questo non influirà sulla sua originale intrinseca spaziosità. Anche la mente è intrinsecamente spaziosa. Sebbene possiamo rimanere intrappolati nei nostri desideri e nelle paure, la nostra vera natura non è influenzata da tali fastidi. Siamo intrinsecamente liberi!

Come per una stanza spaziosa, una grande stanza, indipendentemente da come sia arredata, la nostra mente resta intrinsecamente spaziosa.

Nella tradizione Chan, quindi, la pratica non mira alla produzione dell’illuminazione… E adesso potresti chiederti, "Allora cosa sto facendo qui perché sto praticando?" Perché la pratica aiuta a ripulire i "mobili" nella "stanza". Non attaccandoti ai tuoi pensieri, rimuovi i mobili, per così dire. E una volta che la tua mente è pulita, invece di fissarti sul colore delle sedie, la posizione dei tavoli e così via, vedi la sua spaziosità della stanza. Poi puoi riorganizzare i mobili nella stanza a tuo piacimento, lasciando che non siano li per tuo beneficio ma per il beneficio degli altri nella stanza.

Il modo migliore per esercitare illuminazione silenziosa­ è quello di sedersi o stare in luogo senza essere dipendente dalle stimolazioni provenienti dai nostri sensi (occhi, orecchie, naso, lingua, corpo) e dalla mente. Siediti mettendoti a tuo agio dove vuoi, senza inventarti nulla, o stupirti di qualcosa, senza entrare in assorbimento meditativo, né dando origine a pensieri casuali. In questo preciso momento la tua mente è - presente a se stessa - completamente sveglia e calma, chiara e senza illusioni. Tuttavia, per molti praticanti, questo standard può risultare troppo elevato.

Consenti alla tua mente di essere semplicemente presente a se stessa, calma, chiara e disillusa.

Le tre fasi dell’illuminazione silenziosa.

La pratica dell'illuminazione silenziosa, insegnata dal Maestro Sheng Yen, può essere suddivisa in tre fasi: 1) mente concentrata, 2) mente unita e 3) assenza della mente. Ogni fase è caratterizzata da infiniti livelli di profondità. Tuttavia non ti serve attraversare tutte le fasi, così come non ti serve passare da una all’altra seguendo un preciso ordine.

1. Mente Concentrata

La prima fase di pratica consiste nell’imparare a stare seduti, senza cercare di raggiungere questo o quell’obiettivo o di sbarazzarsi di qualcosa. Stai semplicemente seduto, con chiarezza mentale nel momento presente. In cinese, questo si chiama zhiguan dazuo, che significa “renditi conto di essere seduto” (“realizza di essere seduto”).

Sederti è semplicemente essere consapevole che sei seduto. Quando sei seduto, puoi sentire la presenza di tutto il corpo, la sua postura, il peso e altre sensazioni. “Semplicemente a sedere” significa, in ultima analisi essere consapevoli che l’intero corpo è li. Non significa preoccuparsi di alcuna parte particolare del tuo corpo - le gambe, le braccia o la postura - o testare ogni sensazione proveniente dal corpo. L'idea è di essere a conoscenza della totalità generale della tua esperienza di seduta. Il corpo è seduto; lo sai. Questo significa che anche la tua mente è seduta. Quindi il corpo e la mente sono insieme mentre sei seduto. Se non sai di essere seduto (ovvero ne sei consapevole), non stai seguendo il metodo.

Questo metodo è sottile; non è come contare i respiri da uno a dieci, il che è molto concreto. Ma questo non significa che non c'e niente da fare. C'è sicuramente qualcosa da fare: sedersi!

Invece che concentrarti sul respiro o sul corpo, sii consapevole di essere seduto.

Questo metodo non comporta la contemplazione, l'osservare i pensieri, o lo scannerizzare in continuo il proprio corpo dalla punta delle dita alla punta dei capelli. Piuttosto, contempla l'atto di sedersi­, rimanendo nella realtà di quel momento, di momento in momento. Quando realizzi che sei seduto, il tuo corpo e la tua mente sono naturalmente insieme. Non guardi al corpo o lo immagini come se lo stessi guardando dall'esterno, come se fosse una specie di costrutto mentale.

Quando pratichi con un unico obiettivo e intensamente, senza interruzioni, per mezz'ora, il tuo corpo potrebbe diventare madido di sudore. Tuttavia questo modo tradizionale e “teso” di praticare il metodo non è adatto alla maggior parte dei praticanti attuali, perché molti sono già stressati nella vita quotidiana. (Un altro limite del modo teso è che non può essere sostenuto per un lungo periodo di tempo, da mezz'ora a un'ora al massimo.) Quindi è generalmente consigliabile praticare il metodo in “modo rilassato” pur continuando a essere pienamente consapevoli di “essere seduti”.

Conoscere il tuo corpo e imparare a rilassarlo, può liberarti dalle tendenze abituali e dalle emozioni negative. Potrai notare che quando insorgono pensieri casuali (quelli che in gergo si definiscono dovuti al “cervello scimmia”), alcune parti del tuo corpo si tendono. Lo stesso vale per le emozioni profonde, che sono ospitate in particolari luoghi del corpo. Le persone assumono uno stile di vita che sempre più spesso li porta ad una divisione fra i loro corpi e le loro menti: fanno una cosa con i loro corpi mentre le loro menti sono altrove. 

Praticare questo primo stadio aiuta il corpo e la mente ad essere più unificati.

Se rimangono imbottigliate invece di essere rilasciate, le nostre emozioni restano incastrate nei nostri corpi.

Quando sei sveglio con la mente sgombra in ogni momento e non ti lasci trascinare da pensieri casuali, essi si calmano di loro spontanea volontà. Si placano perché la tua mente discriminante legata all’avvinghiarsi di questa alle sensazioni provenienti dal corpo, si calma. La tua mente discriminante riduce la sua attività perché sei consapevole della totalità del corpo mentre sei seduto e non hai bisogno che lei lo debba verificare analizzando le stimolazioni sensoriali provenienti dal tuo corpo. Senza pensieri casuali, non ti stai aggrappando a questo o a quello, né sei attratto o respinto da particolari sensazioni. La concentrazione sviluppata nella prima fase dell'illuminazione silenziosa non è un punto focale della mente ma una presenza aperta, naturale e chiara. È concentrazione accompagnata da saggezza.

2. Mente Unificata

Quando la tua mente discriminante si placa, si riduce anche il tuo senso ristretto di te stesso. Il tuo campo di consapevolezza - che è in un primo momento la totalità del corpo - si apre e si allarga naturalmente per includere l'ambiente esterno: dentro e fuori diventano uno. All'inizio, potresti ancora notare un suono proveniente da una certa direzione o che la tua mente segue eventi distinti all'interno dell'ambiente, come qualcuno che si muove. Ma mentre prosegui nella pratica ti accorgi che queste distinzioni svaniscono: Sei a conoscenza degli eventi che ti circondano, ma questi non lasciano tracce non generano reazioni da parte della tua mente. Non senti più la differenze fra l’ambiente che è là fuori e tu che sei qui. L'ambiente non pone alcuna opposizione, costrizione o confine. Semplicemente è… Se sei seduto, l'ambiente sei tu, seduto. Se hai lasciato il tuo posto e stai camminando, l'ambiente è ancora te, in tutte le tue azioni. Questa esperienza, il secondo stadio dell'illuminazione silenziosa, è chiamata l'unicità di sé e degli altri.

Riesci ancora a sentire suoni? Sì. Puoi alzarti per bere acqua o urinare? Certo. Svolgi delle funzioni mentali? Sì. Hai dei pensieri che ti servono per rispondere al mondo, ma non sono autoferenziali. La compassione sorge naturalmente quando è necessaria, ma non ha nulla a che vedere con le emozioni. C'è un'intimità con tutto ciò che vi circonda che va oltre le parole e le descrizioni. Quando urinate, il corpo, l'urina e il water non sono separati. Anzi, avete tutti un “dialogo meraviglioso!”

nella Fase 2, c'è un intimità con tutto quello che è intorno a te.

In questa fase, si vede chiaramente cosa bisogna fare. Vedi come rispondere, ma senza alcun punto di riferimento o opposizione. Se senti un uccello, sei l'uccello. Quando interagisci con una persona, la tua mente non è agitata. Vedi le cose come una, loro sono parte di te, e tu sei parte di loro. Tuttavia non è come se tu fossi il mondo: “le cose sono parte di me e quindi sono davvero grande! Includo il mondo intero!" Non è nemmeno come se tu ti dissolvessi nell'ambiente esterno, non sapendo più chi sei. E’ solo che il senso di autodeterminazione è diminuito ed i confini e gli obblighi sono temporaneamente scomparsi.

In questa seconda fase avrai notato il manifestarsi di stati di coscienza progressivamente sempre più profondi. Quando entri in uno stato in cui l'ambiente sei “tu seduto”, l’ ambiente può diventare infinito e senza limiti, conducendo ad uno stato di unità con l’universo. Il mondo intero è il tuo corpo seduto lì. Il tempo trascorre velocemente e lo spazio è senza limiti. Non sei coinvolto dai particolari dell’ambiente in cui sei­. C'è semplicemente apertura mentale, chiarezza e un senso dell’infinito. Non è ancora la realizzazione della consapevolezza del non se (no self), ma è l'esperienza della grande consapevolezza di se (great self).

I sottili stati di Samadhi 

Quegli stati in cui si produce una fusione totale tra colui che medita e l’oggetto della meditazione sono conosciuti come stati di Samadhi. Sono stati di coscienza superiore a quello di veglia, di sogno e di sonno profondo, caratterizzati dal completo annullamento di qualsiasi pensiero ovvero dallo sprofondare in una trance sempre più profonda in cui il nostro cervello lavora principalmente in onde theta (intorno agli 8 Hz).

Il nostro cervello a seconda delle funzioni che svolge è in grado di sviluppare onde elettromagnetiche, queste onde sono quelle che vengono misurate quando si esegue un EEG (Elettro Encefalo Gramma). Si possono individuare 5 particolari intervalli di frequenze ai quali corrispondono 5 stati: Delta 4-05, Hz, Theta 4-8 Hz, Alpha 8-14 Hz, Beta 14-32 Hz Gamma > 32 Hz.

Onde Cerebrali

Adesso un breve cenno sulla condizione di “Risonanza” per gentile concessione di Wikipedia. Nel 1665 il matematico e fisico olandese Christian Huygens, fu uno dei primi a postulare la teoria ondulatoria della luce, osservò che, disponendo a fianco e sulla stessa parete due pendoli, questi tendevano a sintonizzare il proprio movimento oscillatorio, quasi che "volessero assumere lo stesso ritmo". Dai suoi studi deriva quel fenomeno che oggi chiamiamo 'risonanza'. Nel caso dei due pendoli, si dice che uno fa risuonare l'altro alla propria frequenza. Allo stesso modo e per lo stesso principio, se si percuote un diapason, che produce onde alla frequenza fissa di 440 Hz, e lo si pone vicino a un secondo diapason 'silenzioso', dopo un breve intervallo quest'ultimo comincia anch'esso a vibrare.

Per quanto riguarda la risonanza, il nostro cervello non è diverso da un pendolo o un diapason e se posto a funzionare nel giusto intervallo di frequenze e guidato in modo opportuno esso tende a sintonizzarsi su determinate frequenze naturali proprie dell’ambiente originale puro in cui si è evoluto, ovvero la cavità fra la superficie terrestre e la ionosfera, nella quale si sviluppano delle risonanze elettromagnetiche globali che sono eccitate dalle scariche elettriche dei fulmini.

La sensazione di unificazione, fusione con il tutto deriva dalla risonanza fra le nostre onde cerebrali particolari frequenze del campo elettromagnetico terrestre conosciute come frequenze di Schumann (7,83 Hz, 14,1 Hz, 20,3 Hz, 26,4 Hz, 32,4 Hz) a cui risuona la terra. C’è una sintonizzazione naturale su ognuna di queste frequenze a cui corrisponde un ben preciso stato di Samadhi. Quando si pratica Floating ci si sintonizza gradualmente e progressivamente su questi stati passando da uno all’altro fino ad arrivare ai 7,8 Hz.

Durante la meditazione il nostro cervello invece si muove fra Gamma, Beta, Alpha e Theta prediligendo il campo Alpha-Theta.

A questo punto, sarai in grado di verificare il manifestarsi di tre esperienze più sottili, tutte comunque collegate al senso del grande sé. 

La prima è la luce infinita (20,3 Hz) 

La luce sei tu, e tu vivrai un senso di completezza, infinità e limpidezza.

Potresti provare sentimenti di infinito, limpidezza e unicità.

La seconda esperienza è il suono infinito (14,1 Hz)

Questo non è il suono emesso da un’auto, da dei cani, né tantomeno è musica o altro che tu abbia mai udito. E’ un suono primordiale, elementare, connesso con l’esperienza di vastità, armonioso in tutti i luoghi, senza alcun riferimento o attribuzione.

La terza esperienza è il senso di vuoto  (7,8 Hz)  

Ma non è questo il vuoto dovuto all’assenza di una nostra propria natura (Buddha) o del proprio se e che costituirebbe il raggiungimento dell’illuminazione. Piuttosto è un vuoto “spazioso” in cui non c è nient'altro che la pura vastità dello spazio e sebbene non si provi il senso di sé, in realtà è ancora presente una sottile forma di sé e delle cose: un debolissimo rumore di fondo è ancora presente.

Potrai provare un senso di vastità; un vuoto spazioso.

Questi stati progressivamente sempre più profondi sono tutti collegati agli Stati di Samadhi. “Quando emergerai da loro, devi cercare di non pensarci più perché sono alquanto allettanti”. Di’ a te stesso: "questo stato è uno stato ordinario, non è quello che cerco, altrimenti questo ti porterà ad un'altra forma di attaccamento che è proprio quello che cerchi di evitare.

Nella tua pratica potresti rimanere nella fase iniziale del secondo stadio dell'illuminazione silenziosa per qualche minuto o per qualche mese. In questo periodo nulla ti ostacola - quando sei seduto, senti che l’ambiente sei tu; quando cammini ti senti connesso all’ambiente. Data la profondità dei livelli di interezza (oneness) raggiunti, durante la fase successiva alla seconda fase, potrai anche credere aver raggiunto l’illuminazione. I praticanti a volte pensano di essere diventati improvvisamente più intelligenti o di aver compreso improvvisamente tutte le scritture...

Tutti questi stati di limpidezza sono meravigliosi; ti danno una forte convinzione nell'utilità di buddhadharma e la possibilità di uno stato libero da vessazioni. Tuttavia essi ancora non rappresentano la limpidezza del terzo stadio ovvero la realizzazione dell’illuminazione silenziosa.  ­di aver inviato la chiarezza della terza fase - la realizzazione dell'illuminazione silenziosa. Affezionati ad uno qualsiasi di questi stati e ne risulterai più lontano. Tutti loro devono essere lasciati andare.

E’ importante ricordare di non affezionarsi ad alcuno di questi stati ma imparare a lasciarli andare

3... Niente Se, Niente Mente

La limpidezza del secondo stadio è come guardare attraverso una finestra immacolata. Puoi vedere benissimo attraverso di essa, quasi come se la finestra non fosse lì, ma è lì. Nella seconda fase, il se diventa dormiente, ma il sottile auto aggrappamento è ancora presente. In altre parole, vedere attraverso una finestra, anche molto pulita, non è la stessa cosa che vedere attraverso senza la finestra. Vedere attraverso senza la finestra è un modo per descrivere lo stato di illuminazione­, che costituisce la terza fase quella in cui la mente + immobile in totale limpidezza. Perché? Perché arrivati a questo punto non c'è una mente autoreferenziale o che si autodetermini.

Il terzo stadio dell'illuminazione silenziosa è la realizzazione di quiescenza e veglia, immobilità e consapevolezza, samadhi e prajna; tutti questi sono modi diversi per descrivere lo stato naturale della mente. Provarlo per la prima volta è come scaricare improvvisamente le proprie spalle dal peso di migliaia di sterline d’argento - i pesanti fardelli dell’attaccamento a se stessi, le vessazioni e le tendenze abituali. Prima di provarlo, non si può avere un’idea esatta di cosa siano l’attaccamento a se stessi e le vessazioni. Ma una volta che ci siamo liberati da essi, li possiamo riconoscere chiaramente.

Immagine La donna si libera

In questa fase ti libererai dai fardelli dei legami e delle tendenze abituali.

La chiave di tutto e’ la pratica

Attaccamento a se stessi, vessazioni e tendenze abituali, sono profondamente radicate dentro di noi. I praticanti devono lavorare sodo per sperimentare l'illuminazione nuovamente, fino a quando non possono semplicemente riposare nello stato naturale della mente. La chiave è quella di praticare diligentemente, ma non cercare risultati.

Praticando in questo modo, la nostra vita si integrerà gradualmente e completamente con saggezza e compassione, così che anche tracce di "illuminazione" svaniscono. Siamo in grado di offrire noi stessi a tutti, come un faro, aiutando coloro che si uniscono al nostro cammino; rispondendo alle loro esigenze senza­ espedienti. Questa è la perfezione dell'illuminazione silenziosa.

Potresti chiederti: "Ho praticato per dieci anni - esattamente quando mi succederà?" La differenza tra illusione e illuminazione è solo un attimo. In un istante, puoi essere libero dai costrutti della tua identità e vedere attraverso il velo delle tue creazioni.

Ricorda che la pratica è molto più che seguire un metodo particolare o attraversare le fasi su un percorso. La pratica è vita e con tutto il suo “arredo”. La pratica ci aiuta a vedere la stanza e non attaccarci ai mobili. L'illuminazione non è qualcosa di speciale: è la naturale libertà di questo momento, qui e ora, non macchiata dalle nostre fabbricazioni.


Praticare Floating e Meditare

la vasca di floating costituisce un portale, un acceleratore per attraversare gli stadi o stati di Samadhi e giungere rapidamente al niente se, niente mente. La semplicità con cui questo può essere fatto è disarmante e spesso chi pratica meditazione durante le prime 2, 3 sessioni di Floating non si rende conto di cosa gli stia succedendo realmente perché abituato a scale temporali e di intensità differenti. E’ necessario quindi osare, spingerci oltre tutti i limiti che ci siamo autoimposti perché l’illuminazione è più vicina di quanto possiamo aspettarci ed il trucco è non aspettarci che accada e affidarsi a “Schumann”.

Keep Floating and meditating...

Paolo Petracchi, Floating Flo 09/02/2019


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